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Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna

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Porto Flavia e la Miniera di Masua

 

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Il tratto di costa compreso fra Nebida e Masua offre un paesaggio fra i più belli della Sardegna. L’attività mineraria nella zona risale al XVII secolo, come testimoniano antiche gallerie e fornelli scavati nella viva roccia per lo sfruttamento dei filoni metalliferi. Tuttavia, sarà solo nella seconda metà dell’Ottocento che l’attività estrattiva si svilupperà in modo significativo.

L’attività estrattiva su scala industriale cominciò nel 1863, quando la Società Anonima di Montesanto otteneva la concessione per lo sfruttamento dei minerali di piombo e zinco presenti nella zona. Elogiata nel 1869 da Quintino Sella per l’ottima organizzazione e condizione del lavoro, alla fine del secolo la miniera di Masua costituiva una delle realtà industriali più importanti della Sardegna per l’estrazione dei minerali di piombo e dello zinco, annoverando oltre 700 addetti tra minatori, tecnici ed impiegati.

Nel 1911, sotto il controllo della Società Anonima Miniere di Lanusei, la miniera fu tra le prime ad utilizzare la corrente elettrica per alimentare il motore trifase dell’argano di un pozzo interno.

Nel 1922 l’impianto passava alla società belga Sociétè de la Vieille Montagne dando vita, assieme alla concessione di Montecani ed alla miniera di Acquaresi, ad un unico grande complesso minerario.

Negli anni Cinquanta, con la vicina miniera di Nebida, gli impianti di Masua costituivano un polo per il trattamento del minerale di primaria importanza. Nel 1952 veniva realizzato un moderno impianto di flottazione capace di lavorare 300 tonnellate di minerale al giorno.

Risale agli anni Settanta la coltivazione dei solfuri e degli ossidati della miniera di Acquaresi. I giacimenti erano collegati con l’impianto di trattamento di Masua mediante una moderna galleria di carreggio lunga 12 km denominata Ornella.

L’attività mineraria si è conclusa definitivamente nell’anno 1991, mentre gli impianti hanno continuato a funzionare fino al 1997.

Un capolavoro d’ingegneria

Come ricordato, nel 1922 la concessione per lo sfruttamento della miniera di Masua fu acquisita dalla Vieille Montagne. L’iniezione di capitali permise l’ammodernamento delle attrezzatureed un loro più razionale funzionamento, conferendo un rinnovato impulso all’attività estrattiva.

A causa della particolare posizione logistica degli impianti, nel 1924 la Società affidava al Direttore, l’Ingegnere Cesare Vecelli, il compito di risolvere il problema dei tempi e dei notevoli costi connessi alle modalità di imbarco del minerale destinato alle fonderie del nord Europa.

In breve tempo il sagace progettista concepì un’opera di ingegneria senza precedenti nel panorama mondiale. Si trattava di un innovativo porto, addirittura a picco sul mare, cui l’Ingegnere diede il nome della diletta figlia: Flavia.

Porto Flavia, interamente scavato nella roccia, attraverso una galleria di carico, con 9 silos di stoccaggio alti 18 metri capaci di contenere 10.000 tonnellate di minerale ed una seconda galleria inferiore, attrezzata con un nastro trasportatore estensibile, consentiva di caricare il minerale direttamente nella stiva dei bastimenti.

L’ingegnosa soluzione permetteva di ridurre i costi e i tempi per l’avvio del minerale verso il continente, eliminando la laboriosa attività di trasporto che fino a quel momento avveniva con l’ausilio delle bilancelle, piccole imbarcazioni a vela latina che continuamente facevano la spola tra gli approdi prossimi alle miniere e il porto di Carloforte, unico scalo ove potessero attraccare navi mercantili di grosso tonnellaggio. L’opera rimase in attività fino al secondo dopoguerra, quando fu definitivamente chiusa e smantellata.

Grazie all’intervento di recupero e restauro posto in campo dall’IGEA S.p.A negli anni Novanta, oggi il mirabile impianto è tornato a nuova vita, costituendo una fra le mete turistiche più significative della Sardegna. Il sito accoglie ogni anno migliaia di visitatori, stupefatti per la bellezza del luogo ed il genio delle sue strutture.

D’Annunzio in miniera a Masua

Nel 1882 il diciannovenne poeta Gabriele D’Annunzio sbarcava in Sardegna assieme a Cesare Pascarella e Edoardo Scarfoglio, collaboratori della rivista romana Capitan Fracassa. Fu una memorabile esperienza che il Vate trasfuse in alcuni celebri componimenti e soprattutto in un reportage intitolato Masua, pubblicato sulla rivista Cronaca Bizantina. La sua prosa verista descrisse con vivida crudezza le difficili condizioni di vita dei minatori ed il loro diuturno lavoro: “Escono dal buio della miniera, come ombre, e rientrano nel buio della casa, attraversando ebeti quel tratto di sole e di verde senza emettere più ampio il respiro”.

 

  Porto Flavia. Anni 30. Un piroscafo durante le operazioni di carico del minerale

 Porto Flavia. Anni 30. Un piroscafo durante le operazioni di carico del minerale

 

Flavia

Anni 30. Operazioni di carico. Notare il nastro trasportatore mobile

 

nastro trasportatore

Anni 30. Il nastro trasportatore mobile in funzione all'interno della galleria inferiore posta alla quota di 16 metri sul livello del mare

 

L'ingresso della galleria di porto Flavia con il trenino elettrico

Anni 40. L'ingresso della galleria di porto Flavia con la ferrovia Decauville elettrico in uso nell'impianto

 

Schema di funzionamento di Porto Flavia

Schema di funzionamento di Porto Flavia

 

La data del 1924 riportata in caratteri latini, indicante l'anno di inaugurazione dell'impianto

La data del 1924 riportata con i numeri romani, indicante l'anno di inaugurazione dell'impianto

 

Veduta di Porto Flavia dal mare

Una spettacolare veduta di Porto Flavia dal mare

(Foto G. Alvito)

 

Una suggestiva veduta dello scoglio di Pan di Zucchero allo sbocco della galleria di Porto Flavia

Una suggestiva veduta dello scoglio di Pan di Zucchero allo sbocco della galleria di Porto Flavia

 

Lo scoglio di Pan di Zucchero

Lo scoglio di Pan di Zucchero

(Foto G. Alvito)

 

L'ingresso di Porto Flavia. Sullo sfondo lo scogli di Pan di Zucchero

L'ingresso di Porto Flavia. Sullo sfondo lo scoglio di Pan di Zucchero

 

La galleria superiore a quota 37,40 sul livello del mare

La galleria superiore a quota 37,40 sul livello del mare. A sinistra l'imboccatura dei profondi silos che un tempo contenevano il minerale estratto

 

Una veduta della galleria superiore, ormai perfettamente musealizzata e aperta al pubblico

Una veduta della galleria superiore, ormai perfettamente musealizzata e aperta al pubblico

 

Galleria all'interno di Porto Flavia. Notare i binari della ferrovie Decauville

Galleria all'interno di Porto Flavia. Notare i binari della ferrovia Decauville

 

Un  suggestivo tratto di galleria

Un suggestivo tratto di galleria

 

Una installazione didattica all'interno delle gallerie

Una installazione didattica all'interno delle gallerie

 

Turisti in visita gli impianti

Turisti in visita agli impianti

 

Agosto 2017. Le delegate della rete Geoparks UNESCO

Agosto 2017. Le Commissarie Dott.ssa Weber Jutta e Dott.ssa Gail Bremner, delegate della rete Geoparks UNESCO, in visita agli impianti

 

Il giornalista Massimiliano Ossini, conduttore della poolare trasmissione RAI Linea Bianca 2017 durante un reportage realizzato a Porto Flavia

Il giornalista Massimiliano Ossini, conduttore della popolare trasmissione RAI Linea Bianca 2017, con il Dott. Roberto Rizzo, esperto Geologo del Parco Geominerario, durante le riprese per un reportage su Porto Flavia

 

Un ritratto di Flavia Vecelli. La meraviglia sul mare ricorda ancora oggi il suo nome

Un ritratto di Flavia Vecelli. Lo straordinario impianto sul mare ricorda ancora oggi il suo nome

 

L'Ingegner Cesare Vecelli

L'Ingegner Cesare Vecelli, ideatore e progettista di Porto Flavia

 

Targa commemorativa dedicata dal Rotarty Club Iglesias all’Ingegner Cesare Vecelli, geniale progettista di Porto Flavia

La targa commemorativa che il Rotary Club Iglesias ha dedicato all’Ingegner Cesare Vecelli, oggi posta all'ingresso della galleria

 

Gabriele D'Annunzio

Il poeta Gabriele D'Annunzio. Nel 1882 visitò la Miniera di Masua

 

 

Testi, fotografie e documentazione storica, Alberto Monteverde - Gianni Alvito