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Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna

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La Miniera di San Giovanni

 

 Banner San Giovanni

 

A pochi chilometri dall’abitato di Iglesias, quasi innanzi ai fanghi rossi di Monteponi si trovano i notevoli impianti della Miniera di San Giovanni.

Che la zona fosse ricca di galena, contenente anche argento nativo, era già ben noto in età medievale, come attestano antiche gallerie, pozzi anche assai profondi e tracce di coltivazioni condotte con tecniche primitive.

I primi seri tentativi di coltivazione dell'area, nota ai Pisani con il nome di Monte Barlao, risalgono al 1554 e furono opera del Genovese Antonio Massimo Marti.

Le attività minerarie del XIX secolo

Tuttavia, fu solo nella metà del XIX secolo che ebbero inizio sistematiche campagne di ricerca nella zona, presupposto per l’avvio di una razionale attività di coltivazione.

Nel 1859 l’Ingegner Keller otteneva un permesso di ricerca, poi ceduto alla Gonnesa Mining Company Limited  la quale nel 1867 si assicurava la concessione per lo sfruttamento della miniera. Con un notevole investimento si avviava la coltivazione di una consistente sacca di calamina mista a galena argentifera che prendeva il nome di Santa Barbara.

La considerevole produttività degli impianti fu migliorata da George Henfrey, principale azionista della Società inglese, il quale fece costruire una laveria meccanica ed una fonderia per trattare i minerali di San Giovanni e della vicina miniera di Monteponi.

Alla fine dell’800 la miniera di San Giovanni era ormai la terza della Sardegna per la produzione di calamine dopo Malfidano e Monteponi.

Arriva la Società Pertusola

Nel 1904 il diritto di sfruttamento della miniera passava alla Società Pertusola, di proprietà di Lord Thomas Alnutt Brassey. Questi perseguì l’ammodernamento degli impianti con la costruzione di nuovi forni di calcinazione del minerale di zinco, la predisposizione di un innovativo sistema di eduzione delle acque mediante un complesso di pompe azionate da un potete motore a vapore, la realizzazione di una nuova e più moderna laveria, di un impianto per la produzione di energia elettrica e di una teleferica che partiva dai cantieri Normann e Henege, attivi nella parte alta della montagna.

Nel 1918 veniva scoperta una nuova, imponente massa mineralizzata cui era attribuito il nome di Idina, in onore della moglie del proprietario della Pertusola. Una nuova e funzionale laveria fu inaugurata infine nel 1923, anch’essa intitolata alla diletta Idina.

Frattanto prendeva corpo il villaggio minerario articolato in due agglomerati residenziali: a valle, attorno al piazzale Taylor, erano ubicate le abitazioni delle maestranze, a monte si ergeva invece il cosiddetto Villaggio Normann, riservato agli impiegati ed ai dirigenti.

Il pieno sviluppo

Nel 1930 la miniera di San Giovanni poteva contare su impianti all’avanguardia con oltre 600 occupati. Due importanti giacimenti di solfuri misti e ossidati, relativamente facili da coltivare, garantivano al complesso notevoli livelli di produttività. Nel 1938 il radicale ammodernamento della Laveria “Idina” permetteva un nuovo processo di flottazione.

Con l’entrata in guerra dell’Italia, nel giugno del 1940, le attività produttive della miniera conobbero un primo significativo rallentamento. Le continue interruzioni nella fornitura di energia elettrica durante gli anni di guerra provocarono il periodico blocco degli impianti.

Il termine del conflitto consentì la ripresa delle attività estrattive e delle lavorazioni con la piena funzionalità degli impianti. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta la produzione passò da 20.000 a 426.000 tonnellate, anche in virtù dell’introduzione di nuove e più moderne attrezzature.

Gli anni del declino

I decenni successivi videro il lento declino della grande miniera, determinato dal mutare dello scenario economico internazionale ma anche dall’inarrestabile lievitare dei costi energetici. Nel 1967, dopo quasi ottanta anni di attività in Sardegna, la Società Pertusola lasciava l’Isola. La Società Piombo Zincifera Sarda ne rilevava attività e beni.

Tra la fine degli anni Settanta e i primi degli anni Ottanta, con il passaggio alla Samim S.p.A., quindi alla Società Italiana Miniere, si avviava la progressiva fermata degli impianti. Nel 1985 cessava ogni attività anche nella storica laveria “Idina”.

La Grotta di Santa Barbara

Nel 1952, durante lo scavo di un  pozzo all'interno della Miniera di San Giovanni, alcuni minatori compivano una delle più straordinarie scoperte della geologia isolana. Ai loro occhi manifestava in tutta la sua imponenza un cavità naturale dalle pareti tappezzate di cristalli tabulari di barite bruno scuro.

La grotta si apre tra lo strato roccioso di calcare ceroide e la dolomia gialla silicizzata Si tratta di formazioni del Cambrico inferiore che risalgono a circa 500 milioni di anni.

Intitolato a Santa Barbara, patrona dei minatori, il monumento naturale è oggi una importante meta raggiunta ogni anno da migliaia di visitatori. La magnificenza delle tonalità e dellecolorazioni assunte dalla roccia è enfatizzata dal nuovo impianto illuminotecnico realizzato dall’IGEA S.p.A. con il contributo del Parco Geominerario.

 

Una veduta degli impianti della Miniera di San Giovanni ai primi del secolo scorso

Una veduta degli impianti della Miniera di San Giovanni nel primo decennio del secolo scorso

 

Primi anni del secolo scorso. Cernitrici al lavoro sul Piazzale Taylor

Primi anni del secolo scorso. Cernitrici al lavoro sul Piazzale Taylor

 

Schema dei lavori al Cantiere Normann nel 1891

Schema dei lavori al Cantiere Normann nel 1891

 

Miniera di San Giovanni, anni 30 del secolo scorso. Minatori in posa

Miniera di San Giovanni, anni 30 del secolo scorso. Minatori in posa per il fotografo

 

Gli impianti della miniera negli anni 60 del secolo scorso

Gli impianti della Miniera negli anni 60 del secolo scorso

 

Un gruppo di minatori ritratto negli anni 70 del secolo scorso

Un gruppo di minatori ritratto a San Giovanni negli anni 70 del secolo scorso

 

Una veduta degli impianti della Miniera come si presentano oggi

Una veduta degli impianti della Miniera come si presentano oggi

 

La suggestione dei vecchi macchinari un tempo in uso presso la miniera

La suggestione dei vecchi macchinari un tempo in uso presso la Miniera

La suggestione dei vecchi macchinari un tempo in uso presso la miniera

 

Un vecchio locomotore in esposizione nel piazzale della Miniera

Un vecchio locomotore in esposizione nel piazzale della Miniera

 

All'interno di una delle gallerie

All'interno di una delle gallerie

 

Antichi cimeli raccontano la storia della Miniera

Antichi cimeli raccontano la storia della Miniera

Antichi cimeli raccontano la storia della Miniera

 

 

Società Mineraria Pertusola. Schema dei lavori nel 1961

Società Pertusola. Schema dei lavori nel 1961

 

Società IGEA SPA. prospetto dei fabbricati della Miniera di San Giovanni e la loro destinazione d'Uso

Società IGEA SPA. Prospetto dei fabbricati della Miniera di San Giovanni e la loro destinazione d'uso

(Arch. Archivio Storico Minerario IGEA SPA)

 

Il treno minerario che conduce alla Grotta di Santa Barbara

Il treno minerario che conduce i visitatori alla Grotta di Santa Barbara

 

Una suggestiva panoramica della Grotta di Santa Barbara

Una suggestiva panoramica della Grotta di Santa Barbara

 

Con il sostegno del Parco Geominerario nel 2009 è stato conferito l'incarico ad un laboratorio specializzato per il restauro del bassorilevo dedicato a Santa Barbara

Con il sostegno del Parco Geominerario, nel 2009 è stato conferito l'incarico ad un laboratorio specializzato per il restauro dell'artistico bassorilevo dedicato a Santa Barbara custodito all'interno di una nicchia posta all'ingresso della Miniera di San Giovanni

 

Il bassorilievo dedicato a Santa Barbara dopo il complesso lavoro di restauro

Il bassorilievo dedicato a Santa Barbara dopo il complesso lavoro di restauro

 

 

Testi, fotografie e documentazione storica, Alberto Monteverde - Arch. Parco Geominerario - Archivio Storico Minerario IGEA SPA