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Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna

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La Grande Miniera di Serbariu

 

 Banner Serbariu

 

La città di Carbonia e la Grande Miniera di carbone di Serbariu ancora oggi costituiscono un’unica entità, inscindibile. La città sulcitana, inaugurata il 18 Dicembre 1938, deve il suo nome e la sua origine al carbone che a lungo fu estratto dalle viscere della terra del Sulcis allo scopo di ricavarne energia per la nazione in ossequio alle politiche autarchiche dell’epoca.

La Storia

Dal 1935 al 1957 L’A.Ca.I. - Azienda Carboni Italiani - azienda pubblica statale cui era affidata la produzione del combustibile fossile in Italia, tramite la Società Mineraria Carbonifera Sarda ebbe in gestione le miniere di carbone del Sulcis, compreso il progetto di Serbariu. Amministrò altresì di tutte le strutture architettoniche e urbanistiche di Carbonia e dei villaggi minerari tra i quali Bacu Abis e Cortoghiana e di altri edifici sparsi nel territorio sulcitano.

Gli impianti di Serbariu entrarono in funzione alla fine del 1939. Si trattava il più grande e moderno complesso per l’estrazione del carbone fossile d’Italia. Le strutture furono progettate in modo razionale e dimensionate alle previste grandi produzioni che dal milione di tonnellate iniziale, sarebbero dovute gradualmente passare ai quattro milioni di tonnellate di minerale estratto.

Furono realizzati due pozzi che attraverso opportuni ascensori raggiungevano la profondità di oltre 100 metri con un massimo di 179 metri dalla superficie, una centrale elettrica e una moderna laveria. L'impianto era inoltre dotato di nuova stazione ferroviaria delle Ferrovie Meridionali della Sardegna realizzata in prossimità della laveria che permetteva il carico e l'avvio del carbone verso il porto d'imbarco di Sant’Antioco, a sua volta rimodernato e attrezzato per l'imbarco del minerale. Negli anni di coltivazione della miniera furono scavati oltre 5 chilometri di gallerie serviti da moderni sistemi di ventilazione e di eduzione delle acque.

Per il funzionamento di Serbariu giunsero maestranze da tutta Italia. Nel 1940 vi lavoravano oltre 3000 minatori cui si aggiungevano gli addetti ai trasporti e alle diverse officine. Negli anni della Seconda Guerra Mondiale vi fu impiegato anche un certo numero prigionieri di guerra greci e iugoslavi.

A dispetto della pericolosità dell’attività estrattiva e delle diverse lavorazioni, in relazione ai sistemi di sicurezza dell’epoca, piuttosto lontani dagli standard attuali, si ebbe un numero relativamente basso di vittime sul lavoro, appena 128 in 25 anni di attività, considerando che nel solo anno 2018 le vittime sul lavoro in Italia sono state ben 1218.

Nel 1946 gli occupati della miniera erano ascesi al cospicuo numero di 11.000. La produzione fu intensificata sulla spinta della grande esigenza di energia necessaria per la ricostruzione del Paese dopo le distruzioni della guerra.

Negli anni 50, con l’adesione dell'Italia alla CECA, ebbe inizio il progressivo ridimensionamento dell'intero settore minerario. La Miniera di Serbariu cessò le produzioni nel 1963 chiudendo definitivamente nel 1971.

Il Museo

Le storiche strutture industriali oggi ospitano il Centro Italiano della Cultura del Carbone (CICC), inaugurato nel 2006.

Nei locali della lampisteria, mirabilmente restaurati, è allestito il Museo del Carbone che include anche la galleria sotterranea e la sala argani. L’esposizione illustra la storia del carbone, della Miniera di Serbariu e della Città di Carbonia. Si segnala una preziosa collezione di lampade di miniera oltre ad una significativa raccolta che comprende oggetti d’uso quotidiano, strumenti e attrezzature, fotografie, documenti, filmati d’epoca e video interviste ai minatori.

I lavori in sotterraneo, in ambienti fedelmente ricostruiti, illustra l’evoluzione delle tecniche di coltivazione del carbone, dalle più antiche sino alle più moderne. La sala argani conserva intatte le importanti strutture con cui si manovrava la discesa e la risalita delle gabbie nei pozzi. Nel Museo sono presenti un bookshop ed è attivo un servizio bar.

 

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1940. I Pozzi numero 1 e numero 2

 

1940. La moderna sala compressori

 

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1940. All'interno della miniera. Da notare l'ampiezza delle sezioni di scavo e il moderno trasporto del carbone

 

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1940. Il piazzale della miniera con i due pozzi di accesso alle gallerie d'estrazione

 

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1950. Minatori al lavoro. Notare l'angustia dell'ambiente

 

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Il moderno Museo della Grande Miniera di Serbariu

 

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Le sale espositive sono state ricavate all'interno dell'antico edificio della Lampisteria

 

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Ampi pannelli didattici illustrano la storia e le lavorazioni di Serbariu

 

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I reperti storici originali raccontano storie di duro lavoro in miniera

 

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Una delle belle lampade da miniera parte della prestigiosa collezione in esposizione nel museo

 

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Un'altra veduta dell'allestimento

 

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Documenti e cartografie originali

 

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La memoria

 

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I caschetti attendono i visitatori per l'escursione nella ricostruzione didattica di un tratto di miniera

 

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L'armadietto di un minatore. Il caschetto protettivo, gli scarponi da lavoro e l'inseparabile lampada

 

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Serbariu, 3 novembre 2006. L'inaugurazione del Museo alla presenza dell'allora Presidente della Camera dei Deputati, On. Fausto Bertinotti.  Comincia la nuova vita della Miniera

 

 

A cura del Consorzio del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna

Testi, fotografie e documentazione storica, Alberto Monteverde - Arch. Parco Geominerario