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Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna

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Le Ferrovie Meridionali della Sardegna

 

Ferrovie/MFS_Banner

 

A partire dalla seconda metà dell’800 l’intensificarsi dell'attività estrattiva, al pari di quanto avvenuto in Inghilterra, aveva posto anche per la Sardegna il problema del trasporto dei minerali dai luoghi d'estrazione ai porti d'imbarco. Furono le compagnie minerarie private che, sulla base d’inderogabili esigenze di funzionalità ed economicità, provvidero a dotarsi di una rete ferroviaria concepita a questo scopo. Le ferrovie minerarie, sia pure a scartamento ridotto, furono pertanto le prime strade ferrate dell'Isola. Il primo tratto fu realizzato nel 1864 dalla Società Metallurgica Petin Gaudet & C.,concessionaria delle miniere di ferro di San Leone, presso Capoterra. Col tempo furono armati altri importanti tronchi destinati a servire il bacino minerario del Sulcis, quali la Pantaleo - Santadi - Porto Botte, costruita nel 1887 dalla Compagnie des Hauts Fourneaux,e la Monteponi - Portovesme, la più importante fra le ferrovie minerarie, completata nel 1876. 

Nascono le FMS

Allo scopo di incrementare i collegamenti con il Sulcis, nel 1915 nasceva a Busto Arsizio la Società Anonima Ferrovie Meridionali Sarde. Tuttavia, l'entrata in guerra dell'Italia nel primo conflitto mondiale rallentò i lavori che furono ripresi con il necessario impegno solo nel 1923. Nel volgere di appena tre anni la dita Durando e Tomassini, appaltatrice dell’elaborazione del progetto e della sua messa in opera, fu in grado di realizzare 107 km di ferrovia a scartamento ridotto (950 mm).

Il 13 maggio del 1926 si inaugurava la nuova ferrovia. L’estensione totale della rete, diretta dall’Ingegner Pietro Cannas, era di circa 120 chilometri,  articolata in due linee. La prima, partendo da Siliqua, raggiungeva Campanasissa, Terrubia, Narcao, Santadi, Piscinas, Giba, Tratalias, Villarios e Palmas Suergiu. La seconda partiva da Iglesias e toccava la Miniera di Monteponi, quindi Gonnesa, Barbusi, La Miniera di Serbariu e Palmas Suergiu, L'ultimo tratto, comune alle due linee, raggiungeva Sant'Antico ed infine Calasetta. Si dotava così la zona mineraria del Sulcis Iglesiente di una valida e moderna infrastruttura, utile non solo alle attività industriali ma anche agli abitanti che venivano finalmente affrancati dal secolare isolamento.

Il materiale rotabile

Sulla rete erano in servizio otto locomotive a vapore Breda di tipo 1-3-0 a tre assi accoppiati ed uno snodato, numerate da 101 a 108, che potevano sviluppare una velocità di circa 40 chilometri orari. Le vetture, provviste di illuminazione elettrica, ed i carri con freno a vuoto tipo Hardy, della portata di 12 tonnellate, erano forniti dalla Società Anonima Carminati e Toselli di Milano. Una più potente locomotiva Mallet era invece destinata ai convogli merci pesanti.

Dotazioni della rete

Le stazioni di Siliqua, Palmas Suergiu, Calasetta, Gonnesa ed Iglesias, collegate fra loro da una rete telegrafica, erano dotate di gru da 6 tonnellate di portata, azionate a mano. Lungo la linea erano inoltre dislocate 18 stazioni minori recanti indicazioni e fregi artisticamente realizzati dal celebre artista Stanis Dessy. Vi erano poi 55 cantoniere e 4 garitte, 14 ponti in ferro, 20 ponti in muratura e viadotti, il più importante dei quali era quello realizzato sul rio Fundus, nei pressi di Terrubia, 343 acquedotti e vari ponticelli.

Gli anni 30 del 900

La rete delle Ferrovie Meridionali della Sardegna era stata creata essenzialmente allo scopo di operare a favore dell’attività estrattiva del Sulcis. Ciò non escluse naturalmente il trasporto di viaggiatori i quali, con l’acquisizione da parte della FIAT di una quota del pacchetto azionario delle FMS, poterono contare su di un servizio più comodo ed efficiente. Nel febbraio del 1936, infatti, entravano in servizio quattro modernissime e veloci automotrici FIAT ALn 200 "Littorine" alimentate a gasolio caratterizzate da un eccellente profilo aerodinamico e carenatura in alluminio.

L’incremento del traffico merci e passeggeri, in virtù dell’inaugurazione di Carbonia e dell’intenso sfruttamento del Bacino Carbonifero del Sulcis e della Miniera di Serbariu in particolare, imposero l’attuazione di nuovi interventi sulla rete. Nel 1939 iniziavano i lavori per la posa del doppio binario tra Carbonia e il porto di Sant’Antioco, terminale d’imbarco del carbone Sulcis. Un tratto lungo complessivamente 16 chilometri che sarà inaugurato il 7 febbraio 1940.

Durante la guerra

I mesi antecedenti l’entrata dell’Italia nel secondo conflitto mondiale corrisposero al periodo di massima efficienza delle FMS che arrivarono a movimentare 60 convogli giornalieri, potendo contare su oltre 700 dipendenti tra personale viaggiante, tecnici manutentori e personale amministrativo.

Nel corso della guerra le Meridionali rivestirono un notevole ruolo strategico, non solo trasportando i minerali, preziosi per l'economia autarchica della nazione in guerra, ma assicurando le comunicazioni tra i numerosi reparti militari acquartierati nel Sulcis. Nel 1943, a causa della penuria di combustibili, le automotrici furono accantonate e mimetizzate nel tentativo di sottrarle alle incursioni aeree anglo americane. 

L'epilogo

Nel dopoguerra, la crisi del bacino carbonifero e la concorrenza dei trasporti automobilistici hanno significato per le Ferrovie Meridionali della Sardegna la fine dell'era della rotaia. La legge n° 309 del 16 luglio 1974 sanzionava, infatti, la chiusura dell'intera rete, dando inizio al suo discutibile smantellamento.

Nel 2008, con l'acquisizione di maestranze, linee e automezzi  da parte dell'Azienda Regionale Sarda Trasporti (ARST), terminava ufficialmente la storia delle FMS.

Un futuro di cultura e turismo

Lungo gli antichi tracciati, ancora percepibili sebbene privati dei binari, sopravvivono le eleganti arcate di ponti e viadotti, gallerie, cantoniere e stazioni minori. Molte strutture, per quanto fatiscenti, conservano le belle scritte tracciate da Stanis Dessy, altre, specie nella tratta Carbonia-Sant'Antioco, recano scritte littorie vergate negli anni della Seconda Guerra Mondiale.

Alcuni tratti fanno oggi parte del Cammino Minerario di Santa Barbara, prestigiosa iniziativa culturale e turistica che recupera e valorizza la grande storia delle Ferrovie Meridionali della Sardegna.  

 

San Leone

Il pontile d'imbarco della Miniera di San Leone a Capoterra in una stampa della fine del XIX secolo

 

La ferrovia mineraria di Monteponi

La ferrovia mineraria di Monteponi in una stampa della fine del XIX secolo

 

Una lettera autorgrafa dell'Ingegner Durando

Una lettera autorgrafa dell'Ingegner Durando datata maggio 1918 dove si dà notizia della stesura del progetto esecutivo per la realizzazione della Ferrovia del Sulcis

 

Inaugurazione FMS

13 maggio 1926. L’inaugurazione delle Ferrovie Meridionali della Sardegna alla presenza di Giovanni Giuriati, Ministro dei Lavori Pubblici

 

Il tracciato delle Ferrovie Meridionali Sarde

Il tracciato delle Ferrovie Meridionali della Sardegna

 

Fine degli anni ’20. Convogli in attesa dei passeggeri nella stazione di Siliqua

Fine degli anni 20. Convogli in attesa dei passeggeri presso la Stazione di Siliqua

 

1927. Un convoglio sulla tratta Siliqua - San Giovanni che si snodava ai piedi del Castello d’Acquafredda

1927. Un convoglio sulla tratta "Siliqua - Palmas Suergiu" che si snodava ai piedi del Castello dell’Acquafredda

 

Un convolgio atraversa uno dei numerosi viadotti presenti sulla linea

Un convoglio attraversa uno dei numerosi viadotti presenti sulla linea

 

Anni ‘30. Un convoglio merci percorre l’istmo di Sant'Antioco

Anni 30. Un convoglio passeggeri con in testa la locomotiva "104" percorre il tratto di strada ferrata che lambisce l'antico ponte romano di Sant'Antioco

 

Viadotto Rio Fundus

L'elegante Viadotto ferroviario che supera il Rio Fundus sulla linea "Siliqua- Palmas Suergiu"

 

Viadotti

Viadotti sulla linea "Siliqua- Palmas Suergiu"

 

Sulla linea sulla linea Siliqua- Palmas Suergiu

Sulla linea sulla linea "Siliqua- Palmas Suergiu" erano presenti alcuni interessanti ponti in ferro

 

La cartolina che celebra l’entrata in servizio delle Littorine sulle Ferrovie del Sulcis

La cartolina che celebra l’entrata in servizio delle Littorine sulle Ferrovie del Sulcis

 

Porto di Cagliari, dicembre 1925. Si scaricano le automotrici FIAT ALn 200

Porto di Cagliari, dicembre 1925. Si scaricano le automotrici FIAT ALn 200 appena giunte dal continente

 

Seconda metà degli anni 30. Tre automotrici FIAT ALn 200 in sosta presso la Stazione di Palmas Suergiu

Seconda metà degli anni 30. Tre automotrici FIAT ALn 200 in sosta presso la Stazione di Palmas Suergiu

 

Il personale di una Littorina in servizio nel Sulcis

Anni 50. Il personale di una automotrice FIAT ALn 200 in servizio nel Sulcis

 

XILOGRAFIA ORIGINALE PUBBLICITARIA FIAT

Mario Puppo. 1940. Xilografia. Pubblicità per le produzioni meccaniche FIAT

 

Anni 60. Un'Automotrice Diesel FIAT ALn 772.1033, modello entrato in servizio nel 1940, in sosta presso la stazione di Villamassargia. Inaugurato il 19 maggio del 1872, lo scalo fu realizzato dalla Compagnia Reale delle Ferrovie Sarde. Si trovava lungo il tratto ferroviario "Decimomannu - Iglesias"

 

Il relitto

Stazione di Iglesias. Anni 90. Il relitto di una "Littorina"

 

Il casello di Cussorgia

Il casello ferroviario di Cussorgia

 

La Stazione di San Giovani Suergiu

La Stazione di Palmas Suergiu, oggi San Giovanni Suergiu

 

Una ciclovia su uno degli antichi viadotti delle FMS, oggi parte del Cammino Minerario di Santa Barbara

Una ciclovia attraversa uno degli antichi viadotti delle FMS, oggi compreso nel Cammino Minerario di Santa Barbara

(Foto Sardegna Turismo - Regione Autonoma della Sardegna)

 

 

A cura del Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna

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